Giovani Padani Biellesi

Noi, loro e il Palazzo – Impressioni di un giorno in via Bellerio

calderoli

Parlando ieri con Rosy Mauro e Roberto Calderoli, a margine della scuola politica federale, è emersa lampante la difficoltà, per i Giovani leghisti, di riconoscersi in una scialba e manichea distinzione politica fra Destra e Sinistra: le istanze autonomiste negate sempre e comunque da qualunque alleato ed avversario, il disprezzo per i giochi di potere e le lottizzazioni trasversali del palazzo romano, gli sforzi per mettere in crisi il governo resi vani dall’assenteismo vergognoso dei senatori centristi di turno e la facile propaganda di espulsioni per rumeni e zingari fatta propria da quel Gianfranco Fini che fino a ieri voleva farli votare, hanno toccato un nostro nervo scoperto.

La leader del Sin.Pa. ci ha raccontato del viaggio compiuto per conto della Regione Lombardia in Spagna, alla scoperta dei modelli federalisti catalano e basco: ebbene, se nel primo caso, frutto di una lunga lotta politica, si è arrivati all’autodeterminazione del popolo e della lingua catalana, riconosciuti da Madrid, per i bellicosi Baschi si può parlare di una vera autonomia fiscale, tanto per chiarirci assai prossima a quella goduta dall’ a suo tempo bellicoso Alto-Adige. L’esempio non è certo edificante, e scoraggia parecchio pensare a quale via si prospetta per vedere realizzate le nostre attese di federalismo fiscale; ed allora viene da chiedersi il perchè.

Perchè 5 anni di Governo della Casa della Libertà e la buona volontà millantata da sindaci  e governatori di sinistra di attuare la riforma Bassanini, a nostro avviso, nel proprio potenziale, ben più autonomista della riforma Calderoli bocciata al referendum (la quale, ricordiamo, fu smussata, modificata e rovinata dalle plurime istanze centraliste di Udc e An), hanno portato ad una situazione statica dal 1992, ossia una Lega unico baluardo delle istanze padane, e non solo, di decentramento?

La Rai attuale, come dice Davide Caparini, è frutto di 50 anni di infiltrazioni cattocomuniste e di compromessi storici ante-litteram, di qualche migliaio di giornalisti cresciuti all’Unità o all’Espresso pronti a salire sul carro del vincitore di turno e, in ogni caso, al momento della pensione, sicuri di lasciare il proprio posto al figlio o al nipote. Perchè quando Bossi si impuntò per una rete a Milano e l’altra a Palermo, per “togliere la casa per scoprire i topi”, restò la voce di un uomo che predica nel deserto?

Perchè, come ha ricordato più volte Calderoli, tutti i trabocchetti tesi dalla Lega al Senato, che con i suoi 13 senatori rappresenta lo schieramento più compatto anti-Prodi, cadono puntualmente nel vuoto, silurati dall’assenteismo dei poltronari di Forza Italia, Udc e An, più interessati al referendum per la legge elettorale che alla spallata, invocata invano da Berlusconi, ormai omologo di Pierino e il Lupo della politica italiana?

Nelle questioni sociali, terreno di conquista della sinistra, la Lega si è sempre dimostrata più radicale e in difesa dei lavoratori, e per questo contro la triplice Cgil-Cisl-Uil, dei paladini di rosso vestiti, mentre sui temi della sicurezza, ora cavallo di battaglia persino di Casini, la condotta padana è da sempre contraddistinta da ferrea coerenza e intolleranza a qualunque infrazione da parte di ciascuno, ben più della destra post-fascista o ultra-liberista.

A che pro, dunque, circoscrivere la Lega Nord a movimento di destra, e magari destinarla idealmente al partito unico di brambillini e soci, quando essa rappresenta il vero Partito Unico di un Nord motore del Paese che non chiede altro che di progredire, nel rispetto delle innate leggi umane di solidarietà, sicurezza, benessere e pluralismo identitario culturale, e come tale avverso alle grette ideologie (fascismo, comunismo, capitalismo) che hanno fatto del Novecento il “secolo breve”?

La nostra lealtà verso Berlusconi è sincera e nasce dal rispetto dei patti pre-elettorali; il sospetto fondato, per tutti gli altri attorno e dietro a lui, è che valga ancora l’assioma di quel vecchio manifesto leghista: Roma Polo = Roma Ulivo.

Il tempo sarà giudice e testimone di ciò: in lui, pertanto, riponiamo la speranza di essere smentiti. Ad Umberto Bossi, alla nostra mente ed al nostro cuore, invece, affidiamo la scelta dei passi da compiere verso l’Autodeterminazione del popolo Padano, nostro unico fine e motivo d’esistenza politico.

( N.d.Odx76: per chi fosse interessato alla foto originale di 3Mpx ne faccia pure richiesta qua sotto, sarà inviata via mail o altro ) 

Novembre 11, 2007 - Pubblicato da superlanz | discussioni | , , , , , | 3 Commenti

3 Commenti »

  1. A dir la verità, sono abbastanza deluso da questa Lega. Essere alleati con partiti che vogliono l’Italia unita e la Turchia in Europa è una contraddizione.

    Commento di rebelrebel | Novembre 11, 2007

  2. …..Troppo politico HiperLanzo……bella analisi…

    Commento di Edoardo | Novembre 12, 2007

  3. Rebelrebel diciamocela tutta, lo stato padano e’ pura utopia, non ci son riusciti nemmeno i baschi.
    Lottiamo per il federalismo regionale, e poi si vedrà.
    La Turchia in Europa … beh forse era meglio farli entrare subito al posto dei rumeni, anzi era meglio non far entrare nessuno dei due.

    Della riunione su alla sede invece, devo dire che è stata interessante, ma mi è rimassto un po’ di amaro in bocca a sentire parlare soprattutto la sig.a Rosy del Sin.Pa. Insisteva su Lombardia e Veneto, come se il PIemonte servisse solo a incamerare voti e poi si vedrà.
    Parlava tanto di cuore, ma io (piemontese) mi son sentito un padano di serie B, dopo il suo intervento.
    Meno male che Calderoli ha tirato un po’ su il morale a tutti con il suo discorso e alcune sue battute.

    Commento di odx76 | Novembre 12, 2007


Lascia un commento