Oggi impariamo una parola nuova: razzismo

Abbiamo realizzato, in diversi momenti e luoghi, diverse interviste a persone di estrazione popolare delle quali garantisco personalmente l’esistenza e la veridicità del racconto, omettendone il cognome per la privacy, a proposito del cosiddetto “razzismo padano contro i meridionali”. Eccone tre esempi che ho ritenuto interessanti, nella loro semplicità e sincerità.Patrick è un ragazzo di 30 anni, abita nella cintura milanese e lavora a Sesto San Giovanni, per anni ha lavorato come barista in una clinica, ora fa l’assistente sanitario in un ospizio.
La madre è bergamasca e il padre pugliese, ascolta Mario Merola “perchè quando la terra chiama, chiama”, non riuscirebbe a vivere lontano dalla metropoli ma appena può si ritira per un paio di giorni nella seconda casa a 1000 m d’altitudine in val Seriana “perchè qui è il paradiso, anche se non c’è nulla da fare quando si esce di casa”. A tavola mi confidò di votare per la Fiamma Tricolore, eppure ammette che “da noi, a Bergamo, si leggono solo due giornali: l’Eco de Bèrghem e La Padania”.
“Quando andavo al mare giù al paese di mio padre, però”, continua, “arrivavo io, piccolo terrone (con un fortissimo accento lombardo. Ma era col padre, ndr) e prendevo la brioche a 200 lire. Poi entrava il turista tedesco e gliela facevano pagare 1500 lire. Allora, negli anni ‘80, era pieno di tedeschi in estate, oggi non se ne vedono più. Vanno in Croazia, hanno capito” commentò sorseggiando il caffè.
Angelo è un pensionato di 70 anni della zona di Cossato, i suoi giunsero dal Veneto prima che nascesse ed è un biellese a tutti gli effetti. Il figlio ha sposato una calabrese, e quando d’estate vanno giù in ferie, “dobbiamo girare con l’auto del suocero, che ha la targa CZ. Altrimenti la nostra viene rigata dai vandali o multata dai vigili se la posteggiamo in zone di divieto che nessun altro rispetta” ammette.
Franco è un pensionato residente nelle valli biellesi, artigiano in pensione. Nato in Basilicata, giunse qui da bambino ed è un perfetto esempio di integrazione, con la sua perfetta parlata piemontese. Quando però gli capita di tornare al paese, ammette, “vado a comprare le cassette di frutta da portare su, vado con mio cugino, che mi dice – Lascia parlare me, sennò si sente che sei del Nord, e ti fanno un altro prezzo-. Sai, giù al paese c’è ancora la distinzione fra noialtri e glialtri”. Alla faccia dei prezzi esposti obbligatori.
Lascio ai visitatori il piacere di commentare queste testimonianze, tanto autentiche quanto quel cartello apposto su quel palazzo di Torino dove si diceva “Non si affitta ai terroni”. Ma era il 1960, e qualcuno (e noi, nel nostro piccolo, ci proviamo) dovrebbe dire ai media che le cose, QUI, sono cambiate.



Padania libera indipendente e secessione..
Esiste un altro tipo di razzismo che è reale, eredità di questo governo e di gratuiti proclami leghisti.
http://it.youtube.com/watch?v=EHUVamzLAjs