“Made in” e Stato sociale
Riceviamo e pubblichiamo la versione integrale della lettera aperta inviata da Silvano Civra Dano (capogruppo leghista al Comune di Trivero e Responsabile Enti Locali per la Lega Nord biellese) al Segretario Federale Umberto Bossi, cui ha dato spazio in parte anche la stampa locale.
Mio Segretario,
devi assolutamente incontrare il Signor Luciano Barbera [Ndr: titolare del lanificio "Carlo Barbera & C." sito a Callabiana (Biella) in borgata Pianezze]che da anni
conduce, con straordinaria competenza e grande energia, quella coraggiosa
battaglia per la difesa del made in Italy che l’Europa dei banchieri e
dei finanzieri vorrebbe cancellare.
Il tuo movimento, che è anche un po’ mio perché lo servo da 17 anni, è
l’unico che possa adoperarsi presso il prossimo parlamento nazionale,
ed europeo, affinché questo argomento venga iscritto tra le priorità.
L’unico perché tutti gli altri partiti, specie quelli che si riempiono
la bocca con “l’interesse nazionale “ non lo vogliono fare, perseguendo
consapevolmente obiettivi diversi a danno di chi lavora e produce nel
nostro paese. Eccoti alcuni esempi.
A Biella, notoriamente una delle eccellenze italiane riconosciute nel
mondo, ci sono stati assessori provinciali che hanno chiesto (2001)
finanziamenti per quelle aziende tessili che avessero delocalizzato la
produzione.
Questo perché secondo loro, il “Sistema Biella” aveva bisogno di 9000
lavoratori extracomunitari in cinque anni. Non bastava dire lavoratori e
basta.
L’anno successivo, venuto meno l’Accordo Multifibre, di lavoratori ce
n’erano già 6000 in cassa integrazione.
Da Biella, Hotel Agorà, è passato anche un altro paladino
dell’interesse nazionale, l’on Urso, per convincerci che dovevamo farcene una
ragione: in Europa l’opzione tre (per noi made in Italy) non sarebbe mai
passata. Meglio chiedere il made in Europe (opzione due). Curioso concetto
dell’interesse nazionale, quando non si tratta di fichi secchi.
Anche l’ex vicepremier e ministro degli esteri ha sparato la sua dalle
sponde del lago di Como: “…l’Italia è un grande paese che nella sua
millenaria storia ha esportato prima braccia (vero, a causa dell’unità di
Italia che gli è tanto cara), poi cervelli (vero anche questo, durante
il ventennio che gli sta tanto a cuore), adesso è il momento di
esportare aziende”… Non male per un ministro degli esteri, quello del voto
agli immigrati divenuti cittadini per via breve sempre nell’interesse
nazionale. Il nostro ministro degli esteri, non un altro.
Anche un Presidente cortese della Repubblica in visita di stato
accompagnato dal ministro di prima non ha potuto trattenersi :… “in India
grandi opportunità per le imprese italiane….” Interesse nazionale questo?
A stretto giro gli rispondeva una banca privata sempre biellese: “siamo
a Bengalore da dieci anni con 400 dipendenti che elaborano dati…”
Scusi Presidente se non abbiamo aspettato il suo incoraggiamento. Più
modestamente, una giovane e spontanea insegnante in pensione come solo
l’Italia sa produrre, all’intervistatore televisivo:… “meno male che ci
sono i jeans cinesi altrimenti non potrei permettermeli….”. Modesta e
spontanea ha detto ciò che pensava senza pensare a ciò che diceva. Come
quel Presidente di Provincia che candidamente ritiene che se compriamo
cinese anche i cinesi staranno un po’ meglio.
Al terzomondialista preoccupa più l’operaio cinese di quello italiano.
Forse per queste premesse un giudice italiano ha sentenziato che non è
reato marchiare made in Italy una merce totalmente prodotta all’estero
quando l’azienda detentrice del marchio ha la sua sede in Italia. Così
anche l’etichetta made in Italy potrà essere finalmente prodotta
all’estero come il capo che accompagna e che pretende di garantire. A quando
le banconote?
Mio ottimo segretario, sin qui nessuno si è preoccupato di spiegare ai
consumatori italiani che tutte le “tensioni sociali” vanno a
scaricarsi sul sistema dei prezzi.
Le materie prime (per noi le lane) come le tecnologie (telai) sono
disponibili sul mercato come il petrolio che le muove. La forza lavoro
invece, capace di nobilitare la materia prima, è mercato protetto. Ed è
bene che resti tale, pena l’allineamento al basso dei lavoratori, con
buona pace delle loro/nostre legittime aspirazioni al benessere.
Lo stipendio di quel magistrato, l’emolumento di quel presidente come
la pensione di quell’insegnante, la sanità, la scuola e la cassa
integrazione e tutto quello che è “stato sociale” entra nel prezzo di ciò
che il paese produce ed esporta. Acquistando un metro di tessuto cinese
non contribuiremo più allo stato sociale del nostro paese ma a quello,
inesistente, della Cina. E questo, che, come ti ho dimostrato non
tutti hanno capito, a noi non interessa.
I dazi che tu hai giustamente proposto all’Europa, e che il nostro ex
ministro degli esteri in compagnia di Prodi, l’amico dei cinesi, ha
tanto deprecato, non hanno altro scopo che quello di assicurare agli
italiani le giuste conquiste sociali che si sono dati e alle quali non
vogliono rinunciare.
Il signoraggio della moneta unica europea interessa solamente chi ha
tanti soldi da mettere a reddito e non a chi ha solo braccia per
lavorare. E la concorrenza asimmetrica dei paesi in ritardo ricaccia indietro
di un secolo la storia industriale della Padania che è la storia
dell’industria italiana, di cui Biella è stata ed è avanguardia, come
testimoniano le sue ciminiere all’ombra delle quali fumano i comignoli
delle case popolari dove sono nate le prime società di mutuo soccorso.
Il faso made in Italy ruba il futuro nostro e quello dei nostri figli,
ai quali dovremo consegnare un passaporto solo per non aver voluto dare
una carta d’identità ai nostri prodotti.
“Dio salvi il made in Italy”, ma tu, Bossi, dagli una mano.
A tua disposizione, cordialità padane.
Silvano Civra Dano
Resp. EE. LL. Prov. Di Biella
Nota: nei giorni seguenti, non si sa se per puro caso o in virtù di tale lettera, il signor Barbera verrà invitato e incontrerà Bossi, Tremonti e Cota a Milano per discutere della salvaguardia delle eccellenze nostrane. E poi si dice che scrivere non serve mai a nulla…
Febbraio 29, 2008 - Pubblicato da superlanz | discussioni | barbera, made in italy, stato sociale, tessile | No Comments Yet
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